Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘formazione manageriale’

Immagine 2Il termine formazione manageriale ha una storia illustre. Risale agli anni 50 ed è stata importata dai grandi gruppi industriali grazie ad Adriano Olivetti ed Enrico Matte, industriali che hanno modernizzato il modo di gestire le organizzazioni.

Per lungo tempo la formazione è stata ben distinta dall’addestramento, ritenuto una forma di apprendimento più semplice. La prima rivolta a figure di responsabilità, il secondo a figure tecnico specialistiche o operaie. La distinzione è venuta progressivamente meno. I corsi sulla sicurezza rientrano nella formazione, alla pari con i corsi gestire il personale o le tecniche di vendita.

E la cooperazione sociale come si rapporta alla formazione? Tutti i cooperatori diranno che la formazione serve. Per migliorare, crescere, innovare. E fin qui tutti in Italia ormai la pensano così.

Però molto spesso è temuta, soprattutto quando tocca temi nevralgici: il cambiamento organizzativo, la formazione di nuovi ruoli con funzioni di responsabilità, la definizione o il consolidamento di scelte strategiche. In questi casi spesso si ritiene utile affiancare il consulente che entra in aula per evitare che emergano orientamenti non coerenti con gli indirizzi della cooperativa. Ma così si perde una bella occasione. Se un presidente o un direttore entrano in aula la possibilità di espressione dei dubbi, delle criticità viene sicuramente meno. Si perdono potenzialità, lo strumento formativo non è stato utilizzato al meglio.

Perché la formazione non è un megafono che amplifica la linea dell’azienda. Se voglio convincere un adulto devo saper argomentare, entrare nel merito dei casi concreti, far parlare il gruppo e renderlo protagonista, alimentare il confronto fra i partecipanti. Allora sì che potrò modificare luoghi comuni, convinzioni incartapecorite, comportamenti non adeguati alle esigenze organizzative. Ma tutto questo non centra niente con il presidio dell’aula su temi critici.

C’è poi un’altra questione. Nella cooperazione sociale la formazione manageriale cioè quella rivolta alle funzioni di responsabilità è relativamente incoraggiata. Perché non è vista come una leva strategica per sviluppare l’organizzazione. Tanto più in una situazione di crisi e di incertezza. Il corso si fa se ci sono i finanziamenti. Se no si aspetta l’occasione buona. I più intraprendenti danno vita ad una funzione progettazione che recupera finanziamenti da regioni, province, fondazioni bancarie. Ma anche se il fatturato supera il milione di euro è difficile che si concepisca di impiegarne alcune migliaia per formare competenze tra i responsabili di qualche funzione.

Infine la questione dei paesi tuoi: penso al famoso detto: moglie e buoi . . . La cooperazione sociale preferisce sicuramente i docenti che provengono dal proprio sistema. Diffida dei consulenti che provengono dall’esterno. Senza pensare che l’esperienza sviluppata in sistemi diversi aiuta a render più articolati i parametri con cui si analizzano i temi della gestione delle organizzazioni. Aver fatto i conti con realtà lontane aiuta a fare paragoni. Non comporta, come si teme spesso, che allora il consulente importerà ricette e soluzioni da proporre, anzi imporre alla cooperativa.

Per questi motivi può essere utile una proposta che aiuti a fare i conti con temi di cultura manageriale. Che circoscriva i temi e favorisca il confronto grazie all’analisi di casi e al dialogo con i referenti di altre cooperative.

Pensiamo infatti che lo sviluppo di un’organizzazione, che operi nel no profit, nel mondo privato o in quello pubblico, passa anche nella crescita delle competenze professionali e manageriali. E questo, riteniamo, è il contributo che da consulenti di management ci sentiamo di offrire.

 

Sergio Bevilacqua

Annunci

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: