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Posts Tagged ‘Formazione professionale’

esperti-ilGli autori del post sono Stefano Bertolina, direttore dell’Area formazione professionale di Galdus, Marzia Consoli responsabile del progetto formativo sempre di Galdus e Sergio Bevilacqua presenza abituale di questo blog.

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Vista l’attuale situazione del mercato, favorire l’inserimento professionale di persone disabili o in situazione di svantaggio, ma anche dei giovani disoccupati, è un tema complesso con il  quale quotidianamente ci confrontiamo.

Galdus ed SLO da tempo sono sensibili al tema e hanno già avviato in passato diverse iniziative congiunte per conseguire risultati concreti in tal senso. Per questo abbiamo considerato l’Avviso Lombardia Plus 2016 pubblicato dalla Regione Lombardia, un’occasione importante per sviluppare questa eccellenza. Il progetto presentato è stato approvato e questo ci ha permesso di realizzare un percorso unico nel suo genere, che non trova corrispondenze sul mercato della formazione, se non in qualche raro master universitario. Galdus, in quanto ente accreditato, ha svolto il ruolo di capofila e gestore delle attività, avvalendosi di diverse expertise, tra le quali emergono per qualità e impegno dedicato quelle fornite dai professionisti di SLO.

Il Bando promuoveva interventi strettamente collegati ad esigenze di inserimento e reinserimento lavorativo rivolti ai giovani, incentrati su formazione specialistica e in grado di coinvolgere i target maggiormente sensibili.

Abbiamo quindi pensato ad un percorso rivolto a giovani disoccupati, provenienti da percorsi di laurea “deboli” in termini di sbocchi sul mercato, proponendo loro una formazione che fosse in grado di aprire delle opportunità professionali come “esperti nell’inserimento lavorativo di fasce deboli”.  E’ certamente un mercato di nicchia, quello dei servizi per il lavoro rivolti ad utenza svantaggiata, ma che richiede professionisti esperti, con competenze multidisciplinari che non è semplice trovare nei giovani neo-laureati e che spesso si acquisiscono solo dopo anni di esperienza.

La scommessa iniziale era quella di coinvolgere nel percorso  operatori, servizi e  aziende per fare in modo che la formazione non fosse mai soltanto teorica, ma continuamente arricchita da testimonianze, casi reali,  vissuti ed esperienze di chi svolge quotidianamente il difficile lavoro di mediazione tra le esigenze degli utenti e quelle delle aziende, favorendo al tempo stesso l’incontro domanda offerta e l’inserimento professionale degli allievi in questo settore.

Punto di riferimento per la progettazione del percorso è stato il Quadro Regionale degli Standard Professionali di Regione Lombardia che definisce le competenze che caratterizzano la figura professionale. Inoltre ci è sembrato necessario avere un quadro delle caratteristiche dei servizi, interrogandoci su cosa fanno, cosa funziona bene e cosa meno negli enti che si occupano di questo tema. Quindi nella progettazione del percorso e successivamente nella fase di realizzazione, grazie al confronto con gli operatori e le aziende coinvolte, abbiamo sviluppato un’analisi dei punti di forza e di debolezza degli enti e delle politiche che operano sul tema dell’inserimento lavorativo.

A percorso concluso possiamo dire di aver vinto la scommessa iniziale. Siamo riusciti a coinvolgere aziende, operatori e servizi: in molti hanno aderito con grande disponibilità e interesse al progetto, intervenendo come testimoni o docenti, oppure ospitando gli allievi in tirocinio. Certamente la maggior parte delle PMI presenti sul territorio non prendono in considerazione la tematica, in quanto esentate dall’obbligo imposto dalla legge 68/99. Tuttavia è stato quasi sorprendente constatare l’elevata attenzione e sensibilità che le grandi imprese dedicano alla questione, spesso con persone ed interi uffici impegnati nella gestione del cosiddetto “diversity management”. Grazie al supporto di Luisa Adani, giornalista esperta del tema lavoro, sono stati chiamati a testimoniare il loro impegno e le politiche aziendali rappresentanti di IBM, L’Oreal, Gi Group Accenture, MConsulting, Fondazione Adecco, Sodalitas, Fondazione Bertini Malgarini, Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Istituto dei Ciechi, ENS Ente Nazionale Sordomuti, Cooperativa sociale Alboran, Consorzio SIR, Afol Sud, Afgp Associazione Formazione Giovanni Piamarta,  progetto  WOW  – Wonderful work – per l’inclusione lavorativa di persone down.

Ne è emerso un panorama ricchissimo, con molte contraddizioni, ma anche ricco di spunti. Dal lato aziendale abbiamo riscontrato la difficoltà nell’individuare ruoli e mansioni che valorizzino le competenze dei lavoratori disabili, la necessità di confrontarsi con gli stereotipi per poter andare oltre, l’importanza delle nuove tecnologie come strumento di inclusione, la necessità di interventi formativi allargati a tutto il personale, e non solo a chi direttamente opera a stretto contatto con i lavoratori disabili, le ricadute positive in termini di clima aziendale (senso, responsabilità sociale d’impresa, sviluppo di soft skill legate alla capacità di comunicare e lavorare in team). Dal punto di vista degli operatori e dei servizi, il rischio che ci è parso più evidente, è che prevalga una visione “strumentale” dell’azienda, come attore cui viene demandato il compito di fornire posti di lavoro alle categorie protette, ma con il quale non sempre si riesce a costruire un dialogo.

In realtà solo interrogandosi a vicenda su rispettivi bisogni, potenzialità e limiti, diventa possibile costruire percorsi virtuosi, in cui anche le organizzazioni possono essere guidate a modificare, almeno in parte il proprio assetto, per rendere possibile l’inserimento (rivedendo ruoli, mansioni, procedure) in modo tale che a trarne vantaggio siano entrambe le parti, la persona disabile e l’azienda. Condizione fondamentale perché ciò avvenga è riuscire a creare tra azienda e servizi un percorso di dialogo e mediazione.

Il percorso si è articolato in modo intensivo con quasi due mesi di attività formativa in aula e uno di stage presso aziende e servizi. Abbiamo sollecitato i partecipanti a focalizzare l’attenzione su aspetti generali per definire il contesto teorico e normativo di riferimento (il disagio sociale, l’utenza svantaggiata, metodologia del lavoro sociale, diritto del lavoro, mercato del lavoro, organizzazione aziendale) e a mettersi in gioco su aspetti concreti ed operativi (metodologie e tecniche di orientamento, accompagnamento all’inserimento lavorativo, comunicazione e lavoro d’equipe).

Ai temi di carattere generale si è affiancato quindi un approccio teso a considerare le ricadute operative, individuando i punti di criticità dei servizi per l’impiego e anche le potenzialità, le difficoltà del lavoro di rete, ma anche gli elementi di forza che garantiscono qualità alla presa incarico dell’utenza. Lo stato delle politiche attive del lavoro e la specificità lombarda in tal senso.

I partecipanti al corso si sono trovati peraltro ad analizzare strumenti di cui in parte stavano beneficiando personalmente. Al corso di formazione è stato affiancato un modulo di orientamento, con momenti di gruppo e colloqui individuali, per agevolare la definizione di un progetto professionale coerente con la figura professionale prevista al termine del corso. Il vivere sulla propria pelle, in qualità di disoccupati, un percorso integrato di politica attiva del lavoro, (formazione specialistica, tirocinio e orientamento), ha fornito ai corsisti un proprio punto di vista sulla condizione in cui si trovano le persone senza lavoro. E questa condizione è diventata uno dei contenuti su cui lavorare. Innanzitutto su di sé, nell’ambito delle ore di orientamento, deputate a fornire uno spazio di pensiero sulla propria condizione di persona in transizione. Ma anche in aula, per valutare attraverso la propria esperienza le modalità di presa in carico dell’utenza e l’efficacia delle stesse, in relazione alle diverse fasi in cui si articola il processo. I corsisti sono stati così sollecitati ad un impegnativo compito di “sdoppiamento” considerando i contenuti che venivano proposti anche dal punto di vista della propria esperienza.

Per prepararsi al tirocinio gli allievi sono stati guidati ad elaborare una articolata griglia di monitoraggio, che consentisse di posizionare gli enti all’interno di un’offerta più ampia, il cui denominatore comune è il processo di presa in carico dell’utenza svantaggiata e disabile.

Lo sguardo che si è voluto fornire ai partecipanti, volutamente ampio, ha agevolato l’implementazione di un punto di vista “orientato alla complessità”, capace di individuare con estremo pragmatismo punti di forza e criticità nell’offerta di servizi rivolti all’utenza svantaggiata e disabile. Uno sguardo a 360 gradi che può essere d’aiuto allo sviluppo della qualità e dell’efficacia dei servizi per il lavoro.

Quali conclusioni trarre da un percorso come questo?

Innanzitutto c’è stato un forte riscontro da parte dei referenti dei servizi, delle aziende e delle cooperative invitati a presentare casi ed esperienze. Si è constatata sul campo l’utilità di un percorso formativo per la figura prevista dal corso, rispetto alla quale i referenti incontrati sembrano segnalare un’esigenza presente nel mercato, che sarà opportuno approfondire anche con altre modalità. A pochi giorni dalla conclusione del progetto, sono già più della metà gli allievi che hanno ricevuto proposte di collaborazione da parte dei servizi coinvolti. Il percorso ha permesso di avviare la costruzione di reti tra aziende e servizi, facendo emergere da entrambe le parti il desiderio di approfondire ulteriormente il dialogo avviato.

L’obiettivo è quello di mettere a sistema l’esperienza svolta con l’intenzione di replicarla e di estenderne i risultati al maggior numero di imprese ed aziende possibili. Il bisogno è emerso in modo chiaro, l’interesse anche, sta a noi raccogliere la sfida e proseguire nel lavoro iniziato.

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Stefano Bertolina, Marzia Consoli, Sergio Bevilacqua

Per approfondire i temi affrontati nel post consigliamo la lettura de L’ultimo post dove vengono elencati gli interventi sviluppati da SLO sul tema dell’inserimento lavorativo di persone disabili e in situazione di svantaggio e i post sugli aspetti che caratterizzano approccio e modalità di gestione dell’inserimento lavorativo.

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Questo il titolo di due pagine di Repubblica del 20 agosto a proposito di formazione professionale e finanziata con fondi pubblici destinata a disoccupati, giovani alla prima esperienza lavorativa, apprendisti, lavoratori a rischio di esclusione. Insomma quasi 20 miliardi di euro. La lista delle magagne è (purtroppo) lunga e documentata. Quella degli esiti positivi è (purtroppo) molto essenziale.
Questo l’impietoso quadro fornito dal quotidiano. E noi che operiamo da lungo tempo nel settore cosa diciamo sull’argomento?
Intanto la cosa più semplice del mondo: si vede che nel nostro paese si fa tanta formazione (finalmente) ma poca, anzi pochissima valutazione. Forse è venuto anche nel nostro paese il momento di pensare attentamente a valutare l’efficacia degli investimenti.
Poche e sentite parole a chi, negli enti locali si occupa di governance e di politiche della formazione: forse sta arrivando il momento di prestare più attenzione ai processi e un pò meno alle logiche adempitive. Quindi più attenzione a finalità, coerenze obiettivi/contenuti/numero di partecipanti, esiti lavorativi, capacità di integrazione formazione/servizi per il lavoro. E magari più capacità di lettura critica dei processi.
Chi ci guadagnerebbe? Un pò tutti. Chi utilizza la formazione, chi la finanzia, le imprese. Insomma il sistema paese.

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