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Posts Tagged ‘lavoro di rete’

ROAD 3.11.18E’ diffusa l’idea che il mondo aziendale sia poco sensibile ai temi dell’inserimento al lavoro della persona con disabilità, ma non sempre è così. Questa opinione ha trovato conferma negli esiti di un progetto, svoltosi da giugno 2017 a giugno 2018, finanziato dalla Provincia di Monza e Brianza, il progetto ROAD – Rete Occupazione in Azienda di persone Disabili – realizzato da ANMIL, Umana, SLO, IAL, CGM. Il progetto intendeva supportare la creazione di un punto di vista strategico sul lavoro delle persone con disabilità in azienda traducendo nella pratica quello che è stato spesso uno slogan: “trasformare l’inserimento lavorativo da obbligo ad opportunità”. Infatti offrire la possibilità di intervenire sul Disability Management ha rappresentato l’occasione, in molti casi, di dare vita ad una strategia d’impresa per coniugare le esigenze delle persone con disabilità con quelle delle aziende. La realizzazione di questo progetto ha quindi implicato un cambio di paradigma: il focus è stato centrato sulle aziende.

Al progetto hanno partecipato 11 imprese private e pubbliche: Alstom Ferroviaria, Altea Federation, Astrazeneca, Axxam, Consorzio Desio Brianza, ERSAF Lombardia, Eureka Cooperativa Sociale, IBM, Istituto Europeo di Oncologia, Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Solaris Onlus. Tutte situate  nel territorio lombardo, la gran parte di dimensioni medio-grandi.

La costruzione del progetto è partita da una attenta e profonda rilevazione dei bisogni aziendali  attraverso un’intervista e per la raccolta dei dati sono stati dedicati ad ogni impresa almeno due incontri. L’approccio dei consulenti ROAD è stato di “ascolto” nei confronti dei referenti aziendali, e questo ha favorito l’instaurarsi di un rapporto fiduciario, fondamentale per individuare soluzioni a problemi spesso endemici. I consulenti hanno proposto alle aziende un pacchetto di servizi personalizzato per accompagnarle nella soluzione delle criticità legate agli adempimenti della legge 68/99 e nella gestione delle persone con disabilità. L’adesione al progetto si è fatta progressivamente più collaborativa ed è stata formalizzata con un “patto” fra impresa e capofila del progetto ROAD che prevedeva la realizzazione di servizi diversi per ogni azienda.

Tre servizi si sono rivelati particolarmente significativi e innovativi rispetto all’offerta: la formazione alla funzione del Disability Manager e del Tutor Aziendale, la creazione degli Osservatori aziendali e l’utilizzo dell’Inclusive Job Design.

La formazione del Disability Manager e del Tutor Aziendale è fondamentale per le imprese: il primo progetta, gestisce e monitora i programmi di integrazione delle persone con disabilità salvaguardando la dimensione dell’efficienza lavorativa. Il Tutor Aziendale accoglie e inserisce la persona con disabilità nel contesto lavorativo e la guida nel migliorare le proprie capacità lavorative. E’ evidente come queste due figure debbano lavorare in stretta collaborazione e faranno parte del gruppo di lavoro dell’Osservatorio aziendale.

L’Osservatorio è una struttura composta da figure che rispondono a funzioni diverse, chiamate a collaborare per la risoluzione delle criticità. La struttura dell’Osservatorio è necessariamente legata a dimensioni e caratteristiche dell’azienda. In alcuni casi la funzione può essere gestita dal Disability Manager.

Particolare attenzione merita l’approccio dell’Inclusive Job Design che si prefigge di identificare, all’interno di posizioni consolidate, attività semplici, ma sufficientemente significative e rilevanti in termini di tempo e di impatto sui risultati finali. L’insieme delle “attività semplici” possono essere estrapolate dalla posizione principale ed affidate a persone disabili con il risultato di lasciare le funzioni più complesse e ad elevato valore aggiunto agli operatori. Il beneficio economico risulta evidente e consente di ottimizzare il lavoro degli operatori e il ruolo della persona con disabilità salvaguardando le esigenze di produttività. Il tema è stato approfondito da Francesca Oliva in un altro post.

In conclusione pensiamo che possa continuare ed affermarsi il nuovo paradigma, evidenziato nella sperimentazione del progetto ROAD, basato sulla centralità dell’azienda nel processo di inserimento e di mantenimento del lavoro delle persone con disabilità. Questa centralità implica l’ascolto dei bisogni di chi offre lavoro e non solo di chi lo cerca, un approccio dei servizi fortemente orientato alla personalizzazione delle soluzioni in base alle richieste di supporto proveniente dalle aziende, la disponibilità a formulare ipotesi aggregative fra i servizi in modo da offrire soluzioni integrate di servizi.

Il nuovo paradigma implica che i servizi entrino in una logica strategica diversa, imprescindibile se si vuole trasformare il vincolo normativo in una opportunità per la persona con disabilità e per l’azienda che lo ospita.

Diana Quinto, Sergio Bevilacqua, Cristian Clemente, Marino Bottà

Diana Quinto è Disability Manager presso SLO, Milano; Sergio Bevilacqua è Partner di SLO; Cristian Clemente è Direttore dell’Agenzia Pilota di Mediazione Sociale ANMIL; Marino Bottà è esperto dei servizi di inserimento lavorativo, già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco.

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post 30 06 2014Questo post è stato scritto da Alessandra Bezzecchi, responsabile del Collocamento Mirato Disabili di Mantova e Sergio Bevilacqua, presenza abituale del blog. Entrambi coinvolti nel progetto di cui si parla nel post.

Le linee di indirizzo della Regione Lombardia sull’inserimento lavorativo delle persone disabili del dicembre dello scorso anno hanno delineato uno scenario che identifica il sistema delle relazioni nei territori ed i ruoli delle diverse organizzazioni che intervengono nella gestione dei servizi per l’inserimento.
Le organizzazioni che gestiscono i servizi appartengono a sistemi diversi: lavoro, formazione professionale, istruzione, sociale, sanità.
Sistemi diversi vuol dire linguaggi, culture e ovviamente strumenti per la gestione degli inserimenti che fanno riferimento a modalità operative diverse. Una torre di babele che non aiuta l’efficacia dei servizi e corre il grosso rischio di generare sovrapposizioni di proposte alle persone interessate ad entrare nel mercato del lavoro. In una situazione in cui le poche risorse disponibili dovrebbero essere amministrate con grande attenzione.
Come fare per uscire da questo labirinto? La Provincia di Mantova ha deciso di coinvolgere Piani di zona, ASL, Azienda Ospedaliera cui fa riferimento il dipartimento di salute mentale, Ufficio scolastico territoriale ed enti accreditati approfittando delle nuove linee di indirizzo regionale.
Non è stata un’operazione facile: i tempi necessari per favorire il consolidamento di una logica di confronto e soprattutto per definire modalità di integrazione con le necessarie ricadute operative non corrispondono quasi mai ai tempi della programmazione istituzionale.
Il passaggio dalle linee di indirizzo regionale alla definizione del piano provinciale disabili ha infatti obbligato i vari attori a sottostare a cadenze forzate per riuscire a definire un’architettura che agevolasse il lavoro di rete nei 6 ambiti territoriali e un raccordo che ne favorisse la governance a livello provinciale.
Il contenitore che ha consentito questa operazione è stata un’azione di sistema che ha consentito di sviluppare un’analisi dei processi di presa in carico dell’utenza e delle caratteristiche degli attori coinvolti nel processo di inserimento lavorativo, considerando i punti di forza e di debolezza del territorio.
Con gli attori riuniti in una cabina di regia si è definita una modalità di governance delle reti nei diversi distretti, le modalità di avvio di una sperimentazione per precisare l’invio dei candidati da prendere in carico con la cosiddetta dote disabili (il voucher previsto dalla Regione Lombardia).
L’azione di sistema ha previsto di sperimentare tirocini per definire un confronto sulle modalità di individuazione e segnalazione degli utenti da avviare ai tirocini. L’occasione ha consentito di avviare i tavoli locali che si sono riuniti almeno due volte in ogni singolo ambito territoriale. Nei tavoli sono state presentate le riflessioni in atto nella cabina di regia.
Nel workshop del 13 giugno che ha concluso la parte di elaborazione del modello, i rappresentanti dei sistemi hanno presentato i servizi gestiti dalle proprie organizzazioni per favorire una conoscenza dei servizi offerti dagli enti coinvolti nel modello mantovano.
La scommessa che si apre nel prossimo futuro riguarda l’avvio del nuovo avviso, le nuove doti che richiederanno infatti a tutti gli attori un investimento nello sviluppo del lavoro di rete e dei tavoli locali.

Alessandra Bezzecchi e Sergio Bevilacqua

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immagine blogQuesto post è stato scritto a due mani: da Umberto Ballabio, responsabile del Settore lavoro della Provincia di Como e da Sergio Bevilacqua, presenza abituale del blog. Entrambi coinvolti nel progetto di cui si parla in questo post.

Le nuove linee di indirizzo della Regione Lombardia spingono i vari attori che gestiscono servizi per l’inserimento lavorativo a fare chiarezza sul proprio ruolo. Non è una cosa da poco perché implica un altro chiarimento che sta a monte: definire chi fa cosa nel processo dell’inserimento lavorativo che è articolato e complesso. Quindi si tratta di definire chi gestisce i servizi finalizzati all’occupazione e chi invece all’occupabilità o la presa in carico dal punto di vista esistenziale. Inoltre implica un chiaro ragionamento su chi valuta le competenze ai fini dell’occupabilità e chi ai fini dell’occupazione che sono due cose ben distinte.

Tutti questi temi sono stati i protagonisti di un’azione di sistema che ha accompagnato e supportato la sperimentazione che il Settore lavoro della Provincia di Como ha avviato per gestire l’ultimo bando della cosiddetta dote disabili, cioè il finanziamento previsto in Lombardia per i servizi finalizzati all’inserimento lavorativo dei disabili.

La Provincia ha deciso di coinvolgere i SIL nella gestione della dote chiedendo la segnalazione degli utenti per poter gestire il finanziamento previsto dalla Regione. I tempi erano assolutamente ristretti e senza una collaborazione fra SIL ed enti accreditati che operano nella formazione professionale e nella cooperazione sociale non si sarebbe riusciti ad utilizzare i finanziamenti in un periodo di forti tagli al welfare.

Ma la collaborazione richiedeva la costruzione di un linguaggio comune, per esempio che enti accreditati e SIL parlassero la stessa lingua intendendosi sul concetto di persona “pronta” per l’inserimento lavorativo. Si è provato a costruire un primo criterio di segnalazione dell’utente e si sono definiti dei tavoli che negli otto distretti accompagnassero la sperimentazione basata sull’abbinamento fra SIL ed enti accreditati.

I tavoli avevano l’obiettivo di chiarire le modalità di collaborazione relative alla segnalazione dell’utente e precisare una modalità condivisa per definire il progetto di inserimento della persona in carico.

I tavoli sono stati monitorati e l’esito è stato valutato da una Cabina di regia che ha governato l’intera azione di sistema preparando gli incontri in plenaria fra enti accreditati e SIL.

Uno sforzo significativo anche perché concentrato in sette mesi, da ottobre 2013 ad aprile di quest’anno. Ma anche un accompagnamento efficace della collaborazione tra sistemi diversi che dispongono di propri riferimenti concettuali, proprie consuetudini e strumentazioni operative.

L’azione di sistema, che intendeva proporre una progettazione di nuovi strumenti condivisi, ha tratto notevole vantaggio da una precedente azione condotta due anni prima, in collaborazione con il Settore servizi sociali e di cui abbiamo già parlato nel blog.

Il fatto che i due sistemi si fossero confrontati sul concetto di inserimento lavorativo, analizzando insieme il processo, definendo le diverse fasi e concordando cosa avviene nelle fasi in cui si definisce il quadro diagnostico, l’accoglienza dell’utente, la sua valutazione, il percorso per lavorare sull’occupabilità dell’utente e sulla sua occupazione, ha sicuramente agevolato la collaborazione fra gli operatori degli enti. Esisteva un quadro concettuale generale che aiutava tutti i presenti a capirsi e ad intendersi.

E in fase di valutazione dell’azione di sistema ha aiutato a capire come pensare di rapportarsi nei diversi distretti in vista del nuovo piano provinciale con l’obiettivo di valorizzare le specificità di SIL e degli enti accreditati.

L’azione di sistema ha consentito di comprendere chi deve gestire i servizi finalizzati all’occupabilità e chi invece quelli rivolti all’occupazione, in che modo è opportuno collaborare per scambiarsi informazioni sull’utente in carico e in che modo definire chi fa cosa nelle diverse fasi del processo di inserimento lavorativo.

Creare reti e lavorare per l’integrazione è dunque possibile, ma la conoscenza del processo e l’integrazione fra gli attori richiedono uno sguardo strategico e soprattutto un paziente lavoro di manutenzione della rete.

Umberto Ballabio e Sergio Bevilacqua

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Sull’ultimo numero di Prospettive Sociali e Sanitarie (n° 5 maggio 2012) è ospitato un articolo che presenta un’azione di sistema per conto della Regione Lombardia tesa a valutare gli esiti degli inserimenti lavorativi di persone disabili tramite il voucher “dote inserimento disabili”. Si identificano i criteri per definire una modalità di valutazione che valorizzi le peculiarità dei servizi finalizzati ad inserire nel mercato del lavoro persone i cui bisogni sono particolarmente complessi. Attività molto delicata perché la qualità dell’incontro tra domanda e offerta di persone disabili è fortemente influenzata dalla capacità dell’ente che prende in carico la persona di leggerne i bisogni o di attrezzarsi con un adeguato lavoro di rete per riuscire a farlo.

Ma il lavoro di rete non è una voce rendicontabile nel sistema dote inserimento disabili e questa mancanza obbliga gli enti lombardi a trovare modalità che sopperiscano a questa lacuna. Problema che riguarda in realtà anche gli enti pubblici che gestiscono azioni di governance dell’inserimento lavorativo come nel caso delle province.

Quindi il tema è capire dove reperire le risorse per garantire il lavoro di rete, a fronte di uno scenario che registra come tema dominante la riduzione delle risorse per il welfare.

E’ interessante notare che in una situazione che sembra essere dominata dal pessimismo si aprono invece spiragli fino a poco tempo fa inimmaginabili: per esempio la possibilità di definire sinergie fra enti che si occupano di servizi per l’inserimento del lavoro come i centri per l’impiego (Cpi) e i nuclei di inserimento lavorativo (NIL). I primi appartenenti alle province e i secondi ai comuni o a consorzi si comuni.

Questa collaborazione sarà non solo auspicabile ma diventerà progressivamente obbligatoria tanto più assisteremo ad una riduzione dei finanziamenti per i servizi all’impiego. D’altra parte l’integrazione fra i due enti è possibile perché in molti territori vi è una comunanza nel bacino di riferimento degli utenti in carico.

Inoltre si assiste spesso ad un fenomeno sempre meno sostenibile: la doppia presa in carico di utenti che nel gergo vengono definiti socialmente fragili (donne sole con figli a carico, uomini separati senza lavoro, ecc.) cioè persone senza lavoro, rese fragili dal perdurare della crisi, in difficoltà nel reperimento di una nuova occupazione e quindi a rischio di povertà. Queste persone attualmente sono prese in carico sia dai Cpi che dai NIL i cui operatori raddoppiano gli sforzi per favorirne l’inserimento nel mercato del lavoro.

E’ quindi opportuno chiedersi quali priorità debbano avere nei disegni di programmazione delle province, progetti di integrazione tra politiche del lavoro e politiche sociali per quanto concerne le persone disabili e fragili. Ma lo stesso discorso potrebbe estendersi per altre figure come le persone interessate ad attività di cura della persona (badanti). Diventa necessario porsi il tema di come avviare un efficace lavoro di rete che consenta quantomeno uno scambio di informazioni  sull’utente e, sarebbe opportuno, lo sviluppo di protocolli per favorire un’integrazione dei servizi offerti dai Cpi con quelli offerti dai NIL.

Questa potrebbe essere una prima concreta risposta alla crisi e alla riduzione delle risorse per il welfare, migliorando l’efficacia dei servizi verso le persone che cercano lavoro. Non in un futuro remoto ma ora.

Sergio

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