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Posts Tagged ‘Pubblicato da Sergio’

In queste settimane si stanno tenendo in varie città lombarde (Bergamo, Milano, Brescia) i workshop che presentano gli esiti di azioni di sistema che la Regione ha avviato per fare il punto sugli inserimenti delle persone disabili nel mercato del lavoro.

L’azione di sistema che ha visto coinvolta SLO ha approfondito le modalità di gestione dei processi di erogazione dei servizi per l’utenza disabile da parte di dieci enti accreditati: le organizzazioni prese in considerazione sono quelle che hanno ricevuto i punteggi più elevati nel sistema di ranking regionale.

Che cosa esce dall’intervento di valutazione delle modalità di inserimento utilizzate dalle agenzie accreditate?

Un punto di forza incredibile: una mission molto chiara e un forte orientamento ai bisogni dell’utenza. Gli operatori spesso si fanno carico dell’utente anche se non è prevista una copertura finanziaria delle proprie attività. I servizi hanno caratteristiche innovative, il territorio riconosce il ruolo degli operatori e degli enti accreditati.

E i punti di debolezza? In molte organizzazione fra le dieci più avanzate del sistema di formazione professionale e dei servizi per il lavoro, sono carenti gli aspetti organizzativi, le attenzioni alle modalità di gestione, controllo e monitoraggio dei processi: gli organigrammi non sono strumenti di strutturazione e definizione dei ruoli, la formazione non ha una programmazione…

Insomma il quadro che emerge presenta alcuni aspetti su cui sarebbe utile intervenire per favorire il consolidamento organizzativo. Non si può delegare a bravi operatori e alla loro buona volontà la gestione e il consolidamento dei processi organizzativi. Lo sforzo deve riguardare gli enti che erogano i servizi e i soggetti che fanno le politiche e gestiscono la governance del sistema.

Il fortissimo cambiamento introdotto dal sistema dote disabili  sperimentato da poco più di un anno ed il monitoraggio sviluppato dalle azioni di sistema hanno evidenziato la necessità di dar vita ad interventi finalizzati a supportare lo sviluppo organizzativo degli enti accreditati, quindi l’individuazione di ruoli definiti, di processi per l’erogazione dei servizi e la gestione delle reti con altri enti, lo sviluppo sistematico nel tempo delle competenze presenti nei gruppi di lavoro.

Emerge una scommessa per il futuro dei servizi che si occupano di disabili e per gli attori, Regione e Province, chiamati a gestire la complessa partita dell’inserimento lavorativo in una situazione di restrizione delle risorse in cui il sistema di welfare deve essere riorganizzato.

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Quando si parla di formazione in azienda, soprattutto di quella tecnica,  è più facile trovare scontenti che persone soddisfatte… Eppure grazie ai Fondi interprofessionali, le risorse per la formazione non mancano…

Uno degli obiettivi dei fondi professionali è sviluppare l’occupabilità del personale in azienda, eppure spesso proprio chi avrebbe più bisogno di aggiornamento e riqualificazione professionale non viene raggiunto da nessuna iniziativa: come favorire il coinvolgimento delle persone che attualmente non sono coinvolte dalla formazione aziendale?

Allo stesso modo, si fa fatica a sviluppare una domanda attenta alle esigenze delle aziende. Succede così che si ricorra con più facilità a pacchetti standard offerti dalle agenzie formative. E l’offerta dei corsi di lingue o di informatica è una delle modalità più diffuse. Non è però detto che sia una delle più utili. Come evitare che la capacità di offerta delle agenzie prevalga sui bisogni delle aziende?

E’ possibile che le rappresentanze dei lavoratori abbiano un ruolo attivo e propositivo per quanto riguarda la formazione aziendale? Ha senso un approccio alla formazione che veda coinvolte nelle imprese anche le rappresentanze dei lavoratori?

A queste domande si è cercato di dare risposta  in un convegno  poco rituale e attento invece alla sostanza dei processi formativi organizzato il 29 settembre da FormaMec  insieme a IAL CISL, Università degli Studi di Milano, ISFOR 2000 e FORAZ sulle modalità di gestione dei fondi professionali (a cominciare da Fondimpresa).

Nel convegno è stata anche presentata l’ “Antenna per il miglioramento della qualità della formazione continua della filiera meccanica”, un’organismo, che ci vede coinvolti come SLO, che si occuperà di “dare valore” alla formazione. Come? Dando vita ad azioni di sistema per aumentare l’efficacia dell’analisi della domanda e della valutazione, nonché supportando un approccio “bilaterale” cioè uno stile di lavoro che coinvolga azienda e rappresentanze sindacali su temi che coinvolgono la globalità del personale dell’azienda e non soltanto figure specialistiche o manageriali.

Sono temi fortemente collegati al nostro post del 24 agosto in cui ci  si chiedeva, in modo un po’  forzato, se la formazione oggi in Italia è una fabbrica di disoccupati. Evidentemente il monitoraggio delle azioni formative e la valutazione degli impatti costituiscono la chiave di volta per il futuro della formazione nel nostro paese. Diamoci da fare…

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Questo il titolo di due pagine di Repubblica del 20 agosto a proposito di formazione professionale e finanziata con fondi pubblici destinata a disoccupati, giovani alla prima esperienza lavorativa, apprendisti, lavoratori a rischio di esclusione. Insomma quasi 20 miliardi di euro. La lista delle magagne è (purtroppo) lunga e documentata. Quella degli esiti positivi è (purtroppo) molto essenziale.
Questo l’impietoso quadro fornito dal quotidiano. E noi che operiamo da lungo tempo nel settore cosa diciamo sull’argomento?
Intanto la cosa più semplice del mondo: si vede che nel nostro paese si fa tanta formazione (finalmente) ma poca, anzi pochissima valutazione. Forse è venuto anche nel nostro paese il momento di pensare attentamente a valutare l’efficacia degli investimenti.
Poche e sentite parole a chi, negli enti locali si occupa di governance e di politiche della formazione: forse sta arrivando il momento di prestare più attenzione ai processi e un pò meno alle logiche adempitive. Quindi più attenzione a finalità, coerenze obiettivi/contenuti/numero di partecipanti, esiti lavorativi, capacità di integrazione formazione/servizi per il lavoro. E magari più capacità di lettura critica dei processi.
Chi ci guadagnerebbe? Un pò tutti. Chi utilizza la formazione, chi la finanzia, le imprese. Insomma il sistema paese.

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Il lavoro per le persone svantaggiate e disabili è un diritto o un gesto di beneficenza? A Vercelli pensano che sia un diritto, ed è per questo che il Servizio lavoro della Provincia ha realizzato il progetto Vercellinrete, con l’obiettivo di ‘attivare’ la rete di attori e di opportunità in grado di offrire lavoro anche alle persone che hanno normalmente meno possibilità di accedere al famigerato mercato del lavoro. Che cosa è emerso dal progetto di Vercelli? Alcune buone regole che sarebbe utile applicare in questi casi

  • coinvolgimento degli attori delle politiche territoriali (enti locali, aziende, terzo settore) in una progettazione finalizzata ad una partecipazione attiva e non adempitiva: ovvero “vogliamo ottenere risultati, non fare finta facendoci belli…”
  • attenzione ai bisogni degli stakeholder per individuare soluzioni innovative che consentano la definizione di politiche capaci di fornire le risposte sia ai bisogni dell’utenza che a quelli delle organizzazioni coinvolte: in soldoni, non si tratta di fare beneficenza, ma di ottenere un vantaggio reciproco!
  • integrazione fra settori che tradizionalmente non dialogano: in Italia disabili e svantaggiati scontano la mancata integrazione tra le politiche del lavoro e le politiche sociali; a Vercelli si è cercato di lavorare in modo sinergico, in modo da offrire soluzioni integrate tra servizi del lavoro e servizi sociali
  • animazione della rete promuovendo la collaborazione e l’integrazione fra i partner progettando insieme le procedure e cercando di risolvere insieme difficoltà organizzative, vincoli tecnici, differenti approcci alla gestione degli inserimenti lavorativi
  • monitoraggio e valutazione qualitativa e non adempitiva dei progetti vedere che cosa ha funzionato e che cosa no, evitando di farsi schiacciare dai vincoli procedurali e rendicontativi di stampo prettamente burocratico

Una descrizione più approfondita del progetto qui

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