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Posts Tagged ‘suicidio imprenditori’

Sul blog del Corriere della Sera – La nuvola de lavoro, Roberto Rotondo racconta la drammatica esperienza di alcuni industriali che hanno deciso a seguito del suicidio di alcuni colleghi, di dar vista ad un’associazione per sostenere gli imprenditori in difficoltà economiche (www.impresecheresistono.org).

Era ora che si infrangesse un lungo tabù tipico del nostro paese. Dei problemi sul lavoro è sempre meglio non parlarne pubblicamente, i panni sporchi si devono lavare in famiglia. Dimenticando tante cose. La “lezione americana” che ben ci ha spiegato Calabresi in varie occasioni: è importante che le persone si attivino per elaborare il proprio progetto professionale. Quella italiana, anzi pratese di cui ci ha parlato Edoardo Nesi nel suo libro (di cui parliamo nel post del 28 agosto 2011). E forse dobbiamo attivare la nostra memoria storica e ricordarci dei 150 suicidi (150!) nella Torino della Fiat degli anni 80 con il suo drammatico ricorso alla cassaintegrazione a zero ore. E le riflessioni iniziate allora sul legame tra privazione del lavoro e depressione nella persona adulta. Forse dobbiamo riflettere sulla crisi dei manager che non escono per molti mesi da casa quando perdono il lavoro di cui abbiamo scritto sulla rivista dei consulenti di management http://www.slosrl.it/upload/file/Meta%20Manager%20diventa%20consulente.pdf

Sembra però che in Italia nessuno voglia assumersi la responsabilità di interventi di lungo periodo, di qualità, capaci di supportare chi si trova senza lavoro o senza commesse, senza ordini, con clienti che magari vorrebbero anche acquistare il servizio ma non ce la fanno.

Siamo destinati a risposte episodiche, casuali e legate alla buona volontà dei singoli. Politiche del lavoro solide nei confronti delle persone espulse dal mercato del lavoro, come accade in buona parte dell’Europa, fanno fatica a maturare e crescere. Forse uno dei tanti motivi del nostro declassamento sta anche in questa visione che fa dire a qualche importante sindacalista “La disoccupazione non si combatte con i bilanci di competenze”. La disoccupazione certamente no, ma la depressione e la possibilità di attivare la persona nello sviluppo di progetti professionali innovativi certamente passa di lì.

Una proposta molto semplice: cominciamo a valutare subito le politiche del lavoro che sono state condotte forse dispendiosamente fin qui e traiamo qualche conclusione.

Ma che la valutazione sia pubblica e trasparente!

 Sergio

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